Le notizie che arrivano da Bruxelles sulla direttiva europea “case green” non sono delle più rassicuranti, soprattutto per l’Italia. Le regole comunitarie prevedevano che entro il 31 dicembre 2025 ogni Stato membro inviasse alla Commissione europea una prima bozza del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Questo passaggio, però, non è avvenuto. E non solo da noi: anche Francia e Germania risultano in ritardo.
Il problema è che il calendario europeo non si ferma. Il 29 maggio 2026, a due anni dall’entrata in vigore della direttiva, l’Italia dovrà aver completato il recepimento delle nuove norme. Tradotto: il tempo stringe, mentre le decisioni concrete ancora non si vedono.
Cosa prevede davvero la direttiva “case green”
La direttiva EPBD non impone ristrutturazioni immediate a tappeto, ma fissa obiettivi progressivi piuttosto chiari.
– Per gli edifici residenziali esistenti, entro il 2030 dovrà essere ridotto del 16% il consumo medio di energia primaria, che salirà al 20–22% entro il 2035.
– Per gli immobili non residenziali, gli Stati dovranno ristrutturare il 16% degli edifici più energivori entro il 2030 e il 26% entro il 2033.
– I nuovi edifici residenziali dovranno essere a emissioni zero dal 2030.
– Quelli non residenziali, addirittura dal 2028.
Come ha ricordato Il Sole 24 Ore, il cuore della direttiva non è tanto l’obiettivo finale, quanto il percorso: ogni Paese deve spiegare come intende arrivarci.
Il nodo del piano nazionale
Il piano nazionale di ristrutturazione è il vero snodo della partita. Non è un documento astratto, ma una sorta di “radiografia” del patrimonio edilizio del Paese. Deve dire:
– quanti edifici ci sono,
– quanto consumano,
– quali sono i più inefficienti,
– e da dove si comincia.
La direttiva indica che gran parte degli interventi dovrà riguardare il 43% del patrimonio edilizio meno performante, ma lascia ai singoli Stati la scelta delle priorità, degli strumenti e delle agevolazioni.
In altre parole: Bruxelles fissa la direzione, ma il volante è nazionale.
E l’Italia?
Ad oggi, l’Italia non ha ancora inviato alcun piano. sembrerebbe che un parziale paracadute esiste: i risparmi energetici ottenuti con il Superbonus possono essere conteggiati, quindi da zero. Ma questo non basta a evitare scelte politiche e tecniche nei prossimi anni.
La vera domanda, che resta aperta, è semplice solo in apparenza:
si continuerà con incentivi simili a quelli già visti o si cambierà completamente modello?
È su questo punto che si giocherà il futuro del mercato immobiliare italiano??
Infine
Secondo te ...come dovrebbe muoversi il nostro Paese?
Meglio puntare ancora su incentivi e accompagnamento graduale oppure servono regole più rigide e tempi certi?
E soprattutto: queste scelte aiuteranno davvero a migliorare il patrimonio immobiliare o rischiano di creare nuove difficoltà per proprietari e mercato?
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